Quando ti succedono cose importanti nella vita, che siano avvenimenti tristi o felici, qualcosa dentro di te cambia. Quando morì mio padre rivalutai il tempo e la vita: avere lui al mio fianco un giorno e non averlo più il giorno dopo mi fece capire il vero significato del TEMPO. Iniziai a guardare tutto in modo diverso, smettendo di aspettare il momento giusto per ogni cosa, perchè tanto non esiste.

Quando è nata Evelyn avevo 24 anni, per molti ancora una bambina, per tanti amici dei matti perchè “ci stavamo rovinando la vita”; a dirla tutta io avrei atteso anche un paio d’anni, ma mio marito (con i suoi 6 anni in più di me) insisteva; abbiamo deciso insieme ed ora non posso che ringraziarlo perchè mi accorgo che a quell’età ho vissuto tutto in maniera diversa: spensierata, felice e sicuramente con un pizzico d’ingenuità, quel tanto che basta. La sua nascita mi ha fatto riconsiderare la parola AMORE, perchè mentre tutti ci dicevano di lasciarla piangere, di non tenerla sempre in braccio, di farla urlare così allena i polmoni noi la stringevamo a noi, ci addormentavamo con lei addosso e la coccolavamo ogni volta che potevamo.

Da tutti quei consigli non richiesti e da quello che sento nelle chiacchiere al parco e in tante altre occasioni mi è sempre più chiaro che sia necessario ri-educare all’amore.  Non so da quando sia diventato da “deboli” coccolare i propri figli, ascoltarli e parlare con loro; non so quando sia diventato bello insultare chi non la pensa come noi e denigrare chi è diverso (che poi diverso da cosa?!), ma una cosa per certo la so: non voglio questo per le mie bambine. 

Ci siamo ripromessi di lavorare ogni giorno su di noi per educarle come meglio possiamo: abbiamo deciso di non comprare o regalare le armi gioco, perchè le parole gioco e sparo non capisco proprio come possano stare nella stessa frase; cerchiamo di parlare tanto con Evelyn, di spiegarle le cose che non le sono chiare, perchè abbiamo preso quella decisione anche se non era quello che voleva lei; insistiamo molto sull’aiutare i suoi amici all’asilo se hanno bisogno e che per nessun motivo si devono prendere in giro gli altri; non le diamo mai “le sberle nel sedere” perchè siamo i primi a sostenere che non si alzano le mani contro gli altri e non possiamo insegnarle questo se noi per primi non lo facciamo con lei. Ci sono ovviamente delle regole e quando ci fa davvero perdere la pazienza la mettiamo in punizione. Non è per niente facile tenere questa linea educativa e alcune volte, presi dalla stanchezza e dall’esasperazione, abbiamo sbagliato noi e, quando capita, ci sediamo a fianco a lei e le chiediamo scusa, perchè capisca che anche mamma e papà sbagliano ma la cosa importante è cercare di rimediare.

Non so se riusciremo a crescere due bambine felici, sicure delle proprie capacità e certe che, sprigionare amore ed empatia verso gli altri, non è mai una cattiva idea; quello che so è che noi ce la metteremo tutta per far crescere una generazione migliore di quella che vedo intorno a noi oggi.